Virus di speranza

Di Elisabetta Pizzi

Essere contagiosi è un’arte, arte che crea spiragli di luce nel grigio sempre uguale di molti che vivono arresi all’ineluttabilità dello sconforto, della solitudine, del pessimismo cronico… che vedono la vita come un peso da subire, da sopportare, persi nell’impotenza cosmica della propria umanità.

Essere contagiosi è vivere all’insegna del reale potere di scelta che invece abbiamo ogni momento, credere che la vita si crea ogni giorno col sorriso, con il pensiero e con la parola ancor prima che con l’azione.

Trasformarsi in se stessi, con l’aiuto di se stessi, malgrado se stessi, è possibile!

Lo faccio da cinquant’anni e ancora non ne sono stanca. Lo faccio e, con me, altri lo fanno. Altri che non credevano di poterlo fare.

A volte basta una piccola luce a illuminare il cammino, un’ispirazione, un esempio.

Io ne ho incontrati nel mio percorso e, anche grazie a loro, ho cambiato quel che potevo cambiare, ho accettato quel che cambiare non potevo e ho trovato la saggezza per comprenderne la differenza.

C’è sempre un Pollicino che semina molliche di pane lungo il sentiero per chi viene appresso, c’è sempre, per ognuno di noi. C’è sempre un faro in mezzo al mare se siamo naviganti.

C’è sempre tutto quel che ci serve, se solo sappiamo guardare… guardare con apprezzamento, con gratitudine, con fiducia. Fiducia nell’intrinseca bontà della vita, anche quando la paura e il dolore ci fanno momentaneamente perdere il filo…

Quel filo è un gomitolo che non finisce e ci conduce sempre fuori dal labirinto, se lo teniamo saldamente in mano.

Essere contagiosi è un impegno privo di sforzo, viene naturale. Che bello essere virus di speranza!

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