Sofferenze e terapie

Ad un certo punto la ricerca si sposta.

 

Prima c’è sofferenza e il conseguente bisogno di cura. La visione è concentrata sul dolore e su come uscirne. Vediamo il mondo come un organismo malato da curare. Noi stessi siamo malati nei sentimenti e nella mente. Le pratiche che facciamo sono terapeutiche.

Quando la nostra attenzione, e la visione che abbiamo, è di questo tipo, passiamo dal cercare la guarigione al diventare noi stessi guaritori per poi tornare a cercare cura e terapia.

Si parla tanto di sofferenza dell’anima, di ferite emozionali e spirituali e molto siamo affezionati a questa visione. Passiamo momenti nei quali pensarci malati ci fa sentire più onesti verso noi stessi e ammettiamo di soffrire, che è meglio di negarlo. Dalla malattia alla ricerca di terapia il passo è breve ma importante. Ad alcuni ci vogliono anni solo per prenderlo in considerazione.

La terapia accade attraverso un terapista. C’è un uomo o una donna che hanno il ruolo di guaritore. Hanno studiato, si sono diplomati, conoscono le tecniche e fanno diagnosi, a volte. C’è chi si esprime attraverso il corpo fisico, chi esplora il linguaggio e la mente, chi usa la meditazione, chi guida dei percorsi sciamanici. Alcuni terapisti diventano famosi e vengono elevati al grado di maestri di vita.

Si tratta tutto di chimere, illusioni, plagi vari, oppure ci sono dei benefici reali e delle sacrosante verità? Penso tutto e niente, di questo.

Credo che ci sia un ‘oltre’. Un andare oltre, più in profondità se vuoi. Lo stimolo a farlo viene anche dal considerare quanta e quale difesa ci sia a favore, o quale rabbia e disprezzo ci sia contro.

Secondo me i conflitti ti spingono oltre, ti stimolano a non fermarti lì e prendere posizione ma andare più in là. E che cosa c’è nel nostro profondo che sia diverso dalla coppia malattia/terapia?.

Capita di dividersi in ‘parti’. C’è una ‘parte’ di me che dice e pensa e sente, e un’altra parte di me che fa, dice, pensa e sente altro. Alla fine, si arriva a dire “io sono tutte queste parti”. Sembra bello, no? Profondo persino. Ma non è un punto di arrivo.

Stiamo sperimentando una sensazione di frammentazione e di tentativo di armonizzare questi aspetti a volte in conflitto tra loro. Ma quando c’è conflitto…. c’è sempre anche una trappola. La verità rimane lì ad aspettare di essere riconosciuta.

Il corpo si ammala. Le emozioni possono essere sofferenti. Abbiamo delle crisi esistenziali. Ci sono relazioni ‘malate’… incomprensioni profonde che causano dolore. Tutte queste cose possono beneficiare di terapia.

Ma nel profondo di te stesso…

quando ti senti a casa…

chi sei? … come stai? … cosa ne è delle sofferenze?

non si riesce a dirlo

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