Signori si diventa

C’è un vecchio adagio che recita così: “signori si nasce, non si diventa”. Chi l’ha pensato voleva forse stabilire una differenza di classe determinata dal diritto di nascita, per così dire. Voleva anche forse dire che per certe persone il cambiamento non era possibile se non l’avevano già nel dna.

Ma vediamo in cosa consiste questo “essere signori” e, in particolare, come ci si arriva.

Secondo il mio sentire (che tu potresti definire come un semplice punto di vista, se vuoi) la signorilità ha delle qualità di sostanza e di forma o, in altre parole, di sentire interiore e manifestazione esteriore.

La prima cosa che mi viene in mente è il rapporto con la volgarità. Cosa significa la parola volgare? Vediamo.

“Questa parola nasce in tempi remoti per discriminare alta e bassa società. Il [vulgus] era la massa povera e illetterata, che portava con sé tutta una serie di connotati ulteriori, come i modi rozzi, lo scarso discernimento, l’assenza di attività e gusto intellettuale, la lingua scarna e storpia.
Si potrebbe forse dire che il volgare ha poco a che vedere con questo. E anche con la povertà. Il volgare dovrebbe restare solo ciò che è assenza di pensiero, ciò che è proprio di un’umanità che di fatto, senza cultura, acquisisce tratti bestiali. Così un’ironia volgare non è quella che usa parole sessualmente esplicite, ma quella che punta il dito su qualcuno e ne ride, ignara di calpestare una dignità; un abbigliamento volgare non è l’abito liso del vecchio pensionato, ma la pelliccia corta che si indossa per andare a lezione; un linguaggio volgare non è necessariamente quello farcito di sconcezze, ma per certo lo è quello composto di parole insignificanti, di frasi stereotipate, muto di concetti. E la lingua di Dante si chiama volgare ma non è volgare.
Nota finale: quello di volgo, per quanto comunemente non sembri, è un concetto molto lontano da quello di popolo. Si può aspirare ad essere un popolo privo di volgo, in cui cioè tutti, davvero, siano pensanti.”

(Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it

Mi è capitato di incontrare persone povere, non colte, poco verbali eppure molto dignitose e signorili nei modi. Persone rispettose che parlano senza offendere e ascoltano senza giudicare avventatamente. Ho visto gentilezza e sensibilità nei loro modi e nel loro agire. Ho anche osservato che non hanno comportamenti meschini, vendicativi, diffamatori. Questi sono stati dei validi insegnanti con il loro modello.

Ovviamente si fanno incontri anche di tutt’altro tipo. La mia conclusione è che la signorilità non è prerogativa di una certa classe sociale e, in effetti, non mi concentro su questo. A me interessa ‘aderire’ al mio sentire più vero, quello che potremmo definire anche più profondo. Ci sono, quindi cose che mi disturbano, dalle quali prendo distanza e, nel far questo, apprendo nuove modalità di interazione. Prendo coscienza di quanto rimanga per me importante conservare una certa serenità d’animo che si accompagna ad una particolare qualità. Qualità che si può manifestare nell’eleganza dei modi e dei pensieri.

Questo non ha a che fare con la proprietà di linguaggio, con la formalità dei gesti, con i rituali della “buona educazione” o con l’abbigliamento, la casa ecc.: è più intimo, più concreto e percepibile.

Provo, a volte, ad immaginare una persona che, secondo i miei gusti, sia piacevole…. veramente piacevole averci a che fare. Questa persona è il mio specchio, il mio riflesso. Quando il corso dei pensieri prende questa direzione e si mantiene lucido, cognitivo, sensitivo mi conduce ad assaporare sensazioni che posso dire belle e positive.

Molte cose le conosciamo e le comprendiamo. Ma, il passo – quello vero – è mettere in pratica.

Il mio sguardo interiore oggi si volge verso questo, finché il domani non si maturerà verso altro da imparare. Penso che occorra prendere le lezioni della vita una alla volta e, in fondo, credo che si tratti di un percorso piacevolmente duraturo..

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