Perdersi nei pensieri… troppi pensieri

A tutti noi capita di avere la sensazione di sentirci un po’ persi nella vita quotidiana. Mille impegni, tante preoccupazioni, oppure una noia terribile, una sensazione di vuoto e di mancanza di scopo nella vita. Ma anche una tristezza, un domandarsi ‘ma cosa ci sto a fare qui’, ‘chi me lo fa fare’. ‘Perché la vita è così difficile’. Oppure ci sentiamo vittime di una frenesia sia nostra che collettiva che sembra non portare da nessuna parte veramente.

Ci abbandoniamo a questi stati per un tempo più o meno lungo: quello che occorre per ritrovare la voglia di dare una svolta o di affrontare in modo deciso il problema. Ci diciamo: ‘qualcosa devo pur fare’, bisogna che mi focalizzo su un obiettivo per volta, fosse anche quello di fermarsi un momento per ritrovare quella serenità di cui ho così tanto bisogno.

Per ritrovare un po’ di serenità, per riconnettersi con se stessi la cosa migliore da fare è quella di ricavarsi un momento dedicato solo a noi. Può essere difficile farlo quando un ritmo frenetico di vita sembra non lasciare spazio altro che per il dormire e anche quello può risultare difficile quando siamo molto preoccupati di qualcosa. Eppure è vitale ritagliarsi un spazio per se stessi. Quando la giornata finisce e andiamo a letto per cercare di dormire quel poco che riusciamo, quando tutto quello che desideriamo è solo uno stacco da tutto, il suggerimento è quello di approcciare il sonno in un modo diverso.

Si può provare a distendersi a pancia in su, braccia e gambe aperte e respirare gentilmente a fondo senza pause tra inspirazione ed espirazione. Noteremo che ogni pensiero ossessivo tende a interrompere il ritmo del respiro. Qui occorre un filo di disciplina e riportarsi al respirare tranquilli e a fondo. Per tenere la mente impegnata in qualcosa si può contare i respiri. Aggrappati al respiro, non farti distrarre da altro.

L’attività fisica intensa è anch’essa efficace. Sfogarsi fisicamente aiuta. Deve essere un’attività tutta devota al movimento: ogni pensiero va trasformato in azione fisica intensa. Tanto maggiore l’attività mentale, più grande quella fisica di sfogo. Mettiamo che abbiamo solo pochi minuti da dedicare a questo, quindi escludiamo la possibilità di andare in una palestra o a correre o camminare. Una cosa che possiamo fare stando a casa e che richiede pochi minuti è uno scuotimento intenso che parte dai piedi a salire. Lasciamoci scuotere in modo caotico, deciso, intenso e se possibile anche vocale. Emettiamo dei suoni, non delle parole. Veicoliamo ogni pensiero in suoni e movimenti frenetici e senza ordine o schema. Quindici minuti di questa pratica possono rivelarsi sufficienti per calmare la frenesia della mente. Se non si hanno quindici minuti a disposizione, possiamo farne anche solo tre purché l’intensità sia il più totale possibile.

Se invece il tempo non è un problema e possiamo continuare questa pratica per quanto vogliamo, lasciamo che ad un certo punto lo scuotimento si trasformi in danza. Una danza solo per noi, fatta di movimenti creativi, originali, spontanei, aggraziati. Lasciamoci condurre dentro a una bellezza, a una grazia nel muoversi.

Se l’attività fisica non ci attrae o non ci soddisfa, c’è un’altra cosa che possiamo fare per prenderci cura dell’attività mentale eccessiva. Consideriamo l’aspetto verbale dei pensieri, per esempio il dialogo interiore costante e continuo. Spesso sentiamo il desiderio che questo continuo parlare si fermi e non riusciamo a farlo tacere. Quando reprimersi non funziona, possiamo tentare la strada opposta: scrivere i pensieri. Basta scriverli tutti senza giudizio e filtri. Non vanno scritti per farli leggere anzi, allo scopo di liberare la mente occorre proprio che quello che scriviamo rimanga per noi.

Il concetto da tenere a mente è che il nostro scopo è liberare la mente. Su ciò che scriviamo cerchiamo di essere ben disposti, nel senso di non castrare i pensieri e scegliere quali scrivere e quali no. Scriviamoli tutti, velocemente come si presentano, saltando tranquillamente di palo in frasca.

Siccome quello che scriviamo è solo per noi ci possiamo permettere di liberare la follia e il negativo, ma anche la poesia, un racconto, un parlarsi tra sé e sé.

Lasciamoci andare.

Altre attività atte allo scopo sono i cosiddetti passatempi. In genere si tratta di attività più o meno manuali, meticolose, minuziose, ordinate. Incanalano la mente in azioni tranquille e rilassanti. Qualche forma di artigianato, di bricolage, coltivare un orto, badare a qualche animale, forme varie di espressione artistica come il dipingere per esempio.

Quando osserviamo una persona che si dedica a questi passatempi osserviamo la qualità del fare e dell’essere in quello che si fa. A volte si nota un bisogno di svagarsi ma altre volte è evidente che c’è un grande piacere nel fare quello che si fa. E quel piacere è un nutrimento.

Per molte persone rappresenta forse l’unico nutrimento, quando le relazioni non vanno, il lavoro preoccupa, la famiglia ti stanca, i doveri ti spaccano in due.

Un’altra forma di passatempo sono le relazioni. Parlando ci si sfoga ma, a volte ci si innervosisce anche. Comunque il parlare di altro che di sé distrae dal disagio interiore. Così gli amici e i conoscenti diventano importanti per noi perché sono persone con le quali, nel bene e nel male, ci sentiamo meno soli. A volte abbiamo proprio bisogno di vedere gente.

Nel tempo va a finire che cerchiamo, anche nelle relazioni, un parlare più di sostanza, una profondità e una serietà più concreta, ma anche una leggerezza e un’ironia più spontanea, gustosa. Anche quello che in apparenza può sembrare superficiale vogliamo che abbia un sapore più arioso, più liberatorio per così dire.

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