Non sei più solo

Mi è capitato di parlare di Dio con degli amici. Appena pronunciata la parola “Dio” ho subito percepito una sensazione di scetticismo o leggero rifiuto, a suo modo onesta e legittima. Come parola, “Dio”, è fin troppo associata ad atteggiamenti clericali o bigotti, quindi non stupisce la difficoltà di parlarne. Non si sa cosa o chi sia e non ci si accontenta di descrizioni che sembrano favolette da catechismo vecchio stampo: occorre, se possibile, usare un linguaggio diverso. Io stesso non sono immune da un certo antagonismo verso spiegazioni che non calzano e non mi quadrano, ma rimane il fatto che una chiara sensazione di ciò che potrei chiamare Intelligenza Superiore ce l’ho.

Ho pensato che di solito ci occorre un miracolo, palese e incontrovertibile, per aprirci verso l’eventualità che non tutto ciò che accade sia strettamente materiale, chimico o biologico. Ma la mia considerazione è: non è forse un miracolo questa natura che ci circonda e il nostro esserci? Veramente crediamo che sia solo frutto del caso, una mera coincidenza tutta quella serie di eventi incredibili che ci fanno incontrare certe persone al momento giusto?

E’ vero che ciò che la scienza non può ora spiegare potrà in futuro essere svelato come qualcosa di scientificamente provabile, ma rimane il fatto che più la scienza allarga i suoi orizzonti e maggiori sono i fenomeni che, pur compresi, rimangono irripetibili in laboratorio e anche imprevedibili nel loro accadere. Questo lo dico perché questi fenomeni sono già stati osservati ma non è stato possibile replicarli o prevederli. Avete già sentito parlare di fisica quantistica, ne sono sicuro. Oppure della teoria del caos.

A me piace pensare che la scienza possa aprire delle porte di comprensione e arrivi a toccare i limiti propri dei protocolli scientifici di verifica pur contemplando fenomeni che sfuggono al controllo e all’analisi, senza per questo poterli e volerli confutare. Ma il punto saliente non è questo, a mio parere.

Se ci scoccia parlare di un atteggiamento religioso o mistico verso la vita, parliamo invece di sensazioni e approcci. Una visione strettamente materialistica non riesce e non vuole escludere però le emozioni, per cui si incontrano atei che hanno una vita pienamente emozionale e hanno anche un ottimo rapporto con la natura, con il cibo e con le altre persone.

Ma è quando provi una grande riconoscenza per essere qui, per ciò che ti accade, per quello che impari e quando ti senti onorato di far parte di questo universo, di vivere su questo pianeta e di aver vicino le persone che ami che diventi religioso. E non sei più solo.

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