Muscoli e ghiandole spirituali

Viviamo senz’altro in qualche forma di campo energetico e, quando diciamo energetico, intendiamo includere tutte le energie fisiche – energia acustica, termica, elettrica ecc. – e anche un’altra, al momento non ancora scientificamente accertata, che è l’energia vitale.

Questa energia vitale ha propri movimenti, colori, vibrazioni e, nella sua vitalità dinamica, il nostro agire ne viene influenzato e, a sua volta, genera movimenti propri che si amalgamano con quelli più grandi, universali o cosmici che sia.

Volendo comprendere, al fine di sperimentare e vivere anche questi nostri aspetti energetici, possiamo prendere in prestito metaforicamente i termini “muscolo” e “ghiandola”. Avremo, così, muscoli e ghiandole energetiche o “interiori”. Muscoli e ghiandole spirituali. Abbiamo tutti sentito parlare del terzo occhio. Abbiamo anche un terzo orecchio, un secondo naso ecc.

Così come possiamo “vedere” cose che trascendono la fisiologica capacità di visione degli occhi, allo stesso modo possiamo “udire” interiormente cose che le orecchie non sentono. La stessa cosa vale per gli odori.

Un “muscolo” spirituale importante è il cuore energetico, la sede dell’amore, della compassione, del perdono, del dare, del donare.

Abbiamo anche una “ghiandola” fondamentale che è la coscienza.

Interiormente, quindi, abbiamo sensazioni fisiche di qualcosa che propriamente fisico non è. O meglio: non è solamente fisico. Nel nostro vocabolario non abbiamo però termini specifici per queste sensazioni interiori e questo è il motivo per cui ricorriamo a delle metafore. Per sentire e percepire questi fenomeni sottili non occorre un talento o un’abilità speciale: serve solo attenzione e sensibilità. Queste due cose si possono esercitare e sviluppare.

Quando, dove, come? Nella vita di tutti i giorni, ovunque siamo, qualsiasi cosa stiamo facendo. Serve solo attenzione e sensibilità, abbiamo detto. Serve anche lasciar accadere, fermarsi a sentire e.. se non si sente niente, tirare avanti serenamente.

Un aspetto energetico del quale tutti abbiamo consapevolezza è quello del sentirsi “aperti” o “chiusi” verso qualcuno, verso qualcosa. In genere è una cosa che ci accade, di cui siamo quasi vittima. Si tratta, però, anche di qualcosa che possiamo attivamente scegliere di fare e percepirne le sensazioni fisiche.

Questi “movimenti” interiori a volte corrispondono a veri e propri movimenti fisici: apro le spalle e allargo le braccia in un gesto accogliente, chiudo le braccia in un abbraccio. Oppure mi raggomitolo e mi chiudo. L’aspetto più sottile è quando i movimenti interiori non sono seguiti da movimenti fisici. Possiamo aprirci e sentirlo fisicamente come sensazione senza aver mosso un muscolo scheletrico. Oppure possiamo “gelarci”, chiuderci, senza che esteriormente niente sia cambiato nella nostra postura, ma la sensazione di chiusura la possiamo percepire fisicamente.

Abbiamo delle “ghiandole” percettive. Ci danno delle percezioni così forti e nette a volte che sembrano in tutto e per tutto fisiche… eppure con una qualità leggermente diversa.

Possiamo avere delle sensazioni precise a proposito di persone, luoghi e situazioni. Potremmo dire che abbiamo usato delle “ghiandole spirituali”? Perché no, metaforicamente parlando va più che bene. L’empatia, l’intuizione, qualche fenomeno di preveggenza, sogni chiaroveggenti, tutte queste cose ad alcune persone accadono più spesso che ad altre ma, a qualche livello, ne abbiamo tutti avuto almeno una piccola esperienza.

Sai quando si dice “m’è venuta un’idea eccezionale!”? Potremmo dire che si è trattata di una forte intuizione. Alle volte ci salva da una brutta esperienza: “mi trovavo in quella situazione quando ho intuito che…”

“Lo sento che mi vuoi bene” chi di noi non ha avuto empatia con qualcuno che si amava. Quante volte ci è capitato di sentire il dolore o la felicità degli altri e che gli altri sentissero il nostro?

Alle volte diciamo “quando sto in quel posto o con quella persona mi sento nervoso o stanco, o svuotato. Viceversa: quella persona ogni volta che ci parlo mi trasmette una calma o fiducia o serenità.”

Da una parte si può parlare di energia e riportare tutto a una qualche forma di fenomeno energetico. Dall’altra la parola energia è molto sfruttata, per certi versi abusata. Allora possiamo passare – o tornare – a parlare di emozioni, di come ci sentiamo, di quello che proviamo e ritrovare serenità nella semplicità, nell’apertura, nell’accoglienza. Nella verità, alla fine.

“… il mondo è fatto così: un mucchio di gente, un mare di fuocherelli. Non esistono due fuochi uguali. Ogni persona brilla di luce propria, in mezzo a tutte le altre. Ci sono fuochi grandi e fuochi piccoli e fuochi di tutti i colori. C’è gente di fuoco sereno, che non si cura del vento, e gente di fuoco pazzo, che riempe l’aria di faville. Certi fuochi, fuochi quasi spenti, non fanno luce ne brillano. Ma altri… altri ardono nella vita con tanta voglia, che non si può guardarli senza esserne riscaldato e chi si avvicina amorevolmente si incendia.”

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