Massaggio “Deva”

Questa ‘tecnica’ è frutto di una personale esperienza di vita che, negli anni, si è affinata negli obiettivi e nelle metodiche. Come cenno storico quello che posso dire è che tutto è iniziato con un campo di meditazione e un successivo primo livello Reiki nel ’91.

Un paio di anni dopo si è aggiunta la Kinesiologia Specializzata (Sistema One Brain) che ha dato il suo profondo contributo in termini di manipolazioni articolari, circuiti muscolari e le relative implicazioni emotive.

Non ultimo si è aggiunto il mio personale contributo ad integrare questi aspetti in un insieme armonico che si sviluppa su più piani o livelli: fisico, mentale, emotivo ed energetico.

La mia personale convinzione è che questi aspetti siano sempre espressione di un tutto che, in altre parole, siano indivisibili. Tuttavia ci sono tante metodiche che si specializzano sull’uno piuttosto che sull’altro: questo non è l’approccio del massaggio Deva.

Inoltre gli aspetti cosiddetti tecnici sono secondari rispetto ad altri secondo me ben più importanti. Prima di tutto occorre capire, attraverso verifiche sul campo, che ognuno di noi necessità prima di tutto di amore e gentilezza.

Voglio raccontare un aneddoto che mi ha colpito. Un giovane medico americano andò a Calcutta, in India, a praticare del volontariato. Lì conobbe Madre Teresa e l’andò a trovare nel suo dispensario dove lei assisteva malati terminali. Madre Teresa gli affidò il compito di assistere una persona che stava per morire. Il medico chiese “ma che cosa posso fare io in questo caso?” e Madre Teresa rispose “amalo!”.

In queste poche parole è descritto tutto l’approccio, o attitudine se si vuole, che permea il massaggio Deva: gentilezza e amore.. prima di tutto.

L’amore e la gentilezza sono qualcosa che irradiamo. A queste bisogna aggiungere ciò che invece percepiamo, intuiamo, capiamo della persona che stiamo trattando.

Normalmente il desiderio che viene spontaneo è quello di conoscere le tecniche, le modalità su come effettuare un massaggio. Tuttavia ci sono altri fattori che danno corpo a ciò che facciamo e che prescindono dalle tecniche. Oltre alla gentilezza e all’amore che mettiamo nel nostro agire, occorre sintonizzarsi prima di tutto sull’ascolto, sulla percezione di ciò che ci arriva da chi il massaggio lo deve ricevere. Va da sé che queste, chiamiamole pure abilità, siano frutto di esperienza e di una certa applicazione da parte nostra nel volerle utilizzare.

Gli elementi in gioco sono spesso di natura emotiva pur manifestandosi a livello fisico. Contrazioni, rigidità, dolore, fastidio ecc. sono alcuni dei sintomi più frequenti. E’ tuttavia possibile percepire emozioni allo stato più puro come tristezza, sollievo, rilassamento anche profondo, allegria, piacere… paura.

Tenendo a mente che, attraverso il contatto fisico, andiamo anche a toccare stati d’animo e memorie, ci rendiamo consapevoli dell’identità multidimensionale che ci caratterizza in quanto esseri viventi dotati di mente, corpo, emozioni e spirito.

Se si pensa e si crede, vuoi per propria esperienza personale, vuoi per piccole illuminazioni che rischiarano la nostra comprensione, che ognuno è in cammino su un suo peculiare percorso, costellato di esperienze di apprendimento e sfide che fortificano, si evince che qualsiasi interferenza da parte di terzi debba essere rispettosa del principio del libero arbitrio.

Questo modera alquanto quelle che potrebbero essere le aspettative sui risultati di un trattamento.

Se si opera ben radicati nel bene, nell’armonia, nella gentilezza, rispetto ed amore per il prossimo, affiancandosi ad una percezione ed ascolto puliti, recettivi, non si va incontro ad alcun effetto collaterale sgradevole o indesiderato. Le procedure utilizzate risultano non invasive ed il risultato finale è sempre da moderatamente a spiccatamente positivo.

Tutto questo si conferma valido a prescindere da cosa si fa dal punto di vista manuale. In altre parole la tecnica di massaggio non è l’unica cosa importante e sulla quale fare affidamento.

Entrando nel merito del massaggio Deva specificatamente ed esplorandolo nelle sue modalità non troviamo alcun elemento marcatamente innovativo: si tratta piuttosto di un insieme di modi di toccare e relazionarsi già presenti in altre tecniche specifiche.

In principio si esplorano vari tipi di movimento degli arti e di attivazione e lubrificazione delle articolazioni che vengono eseguite però in un modo particolarmente lento. La lentezza dei movimenti è necessaria per conseguire alcuni obiettivi. In primo luogo, quando si muove lentamente un arto seguendo l’escursione naturale delle singole articolazioni, è possibile percepire anche le più piccole tensioni reattive, spesso inconsce e a volte legate a memorie fisicamente più o meno traumatiche. La percezione di blocchi, tensioni o reazioni vengono dalla lentezza dei movimenti evidenziate maggiormente e riscontrabili sia da chi opera che da chi riceve.

Uno degli elementi portanti del massaggio Deva è di rendere edotto chi riceve a proposito di ciò che gli accade. Si tratta di portare consapevolezza e partecipazione in una sorta di esplorazione congiunta e condivisa.

Durante un trattamento può accadere di parlare, consultarsi sulle reciproche sensazioni, commentare sensazioni, memorie ed emozioni rendendo tutto il processo il più partecipativo possibile.

A chi ha avuto esperienza di tanti tipi di massaggio e che, a sua volta, li fa ad altri, capita di mescolare varie tecniche che provengono da retaggi differenti. E’ come avere un piccolo ristorante con un menù con varie pietanze da servire a seconda del gusto o del bisogno.

Il massaggio Deva offre alcuni spunti a proposito. Oltre alle manipolazioni articolari c’è la digito pressione, il trattamento statico (tipo Reiki) e il massaggio lungo le fasce muscolari, che può essere eseguito anche con oli essenziali.

Capita di avere dei punti particolarmente dolenti al tatto. In inglese vengo chiamati trigger points. Questi punti sono ben noti ai fisioterapisti e agli operatori shiatzu per citarne solo alcuni. Ce ne sono di specifici relativi a funzioni o patologie fisiche e altri invece persino “mobili” che possono essere scoperti sia lungo i muscoli che lungo le ossa. Sono dolorosi al tatto e la loro temperatura “energetica” (che non è deducibile con il termometro, ma è una sensazione tattile… una percezione) può variare da calda/acuta a fredda/cronica. Questa percezione non è relativa solo ai trigger points.

La manipolazione Deva di questi punti differisce nella metodica da altre tecniche, pur perseguendo gli stessi obiettivi, che sono quelli di una riduzione del dolore se non della completa scomparsa del sintomo.

L’approccio è graduale, non invasivo, rispettoso della soglia di dolore e usa metodiche di dissipazione basate anche sul concetto di drenaggio dell’energia in eccesso, principio che viene dalla medicina cinese ed ha le sue valide applicazioni in alcune situazioni.

Ci sono anche degli elementi più esoterici, se vogliamo, che non è facile spiegare a parole. Riguardano concetti come l’intento e l’energia. Non mancano in letteratura vari riferimenti a postulati tipo “l’energia segue le intenzioni”; “l’energia, nel suo stato di salute, è caratterizzata dal movimento”; “c’è una sola energia, che possiamo definire ‘vitale’”., ecc.

Credo, per concludere, che se investiamo in gentilezza, rispetto ed amore, toccando, rilassando, aiutando la consapevolezza di sé a rifiorire abbiamo già fatto tanto e, penso, nulla di più ci venga richiesto.

La vita è un’esperienza affascinante e abitare in un corpo fisico ce la fa vivere intensamente. Quando questo concetto diventa realtà vissuta ed osservata, un sentimento di gratitudine affiora e ci riscalda.

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