Seminari e sessioni individuali di Massaggio kinesiologico “DEVA”

Seminario di massaggio kinesiologico “DEVA”

Voglio raccontare un aneddoto che mi ha colpito. Un giovane medico americano andò a Calcutta, in India, a praticare del volontariato. Lì conobbe Madre Teresa e l’andò a trovare nel suo dispensario dove lei assisteva malati terminali. Madre Teresa gli affidò il compito di assistere una persona che stava per morire. Il medico chiese “ma che cosa posso fare io in questo caso?” e Madre Teresa rispose “amalo!”.

In queste poche parole è descritto tutto l’approccio, o attitudine se si vuole, che permea il massaggio: gentilezza e amore.. prima di tutto.

L’amore e la gentilezza sono qualcosa che irradiamo. A queste bisogna aggiungere ciò che invece percepiamo, intuiamo, capiamo della persona che stiamo trattando.

Normalmente il desiderio che viene spontaneo è quello di conoscere le tecniche, le modalità su come effettuare un massaggio. Tuttavia ci sono altri fattori che danno corpo a ciò che facciamo e che prescindono dalle tecniche. Oltre alla gentilezza e all’amore che mettiamo nel nostro agire, occorre sintonizzarsi prima di tutto sull’ascolto, sulla percezione di ciò che ci arriva da chi il massaggio lo deve ricevere. Va da sé che queste, chiamiamole pure abilità, siano frutto di esperienza e di una certa applicazione da parte nostra nel volerle utilizzare.

Gli elementi in gioco sono spesso di natura emotiva pur manifestandosi a livello fisico. Contrazioni, rigidità, dolore, fastidio ecc. sono alcuni dei sintomi più frequenti. E’ tuttavia possibile percepire emozioni allo stato più puro come tristezza, sollievo, rilassamento anche profondo, allegria, piacere… paura.

Tenendo a mente che, attraverso il contatto fisico, andiamo anche a toccare stati d’animo e memorie, ci rendiamo consapevoli dell’identità multidimensionale che ci caratterizza in quanto esseri viventi dotati di mente, corpo, emozioni e spirito.

Se si pensa e si crede, vuoi per propria esperienza personale, vuoi per piccole illuminazioni che rischiarano la nostra comprensione, che ognuno è in cammino su un suo peculiare percorso, costellato di esperienze di apprendimento e sfide che fortificano, si evince che qualsiasi interferenza da parte di terzi debba essere rispettosa del principio del libero arbitrio.

Questo modera alquanto quelle che potrebbero essere le aspettative sui risultati di un trattamento.

Se si opera ben radicati nel bene, nell’armonia, nella gentilezza, rispetto ed amore per il prossimo, affiancandosi ad una percezione ed ascolto puliti, recettivi, non si va incontro ad alcun effetto collaterale sgradevole o indesiderato. Le procedure utilizzate risultano non invasive ed il risultato finale è sempre da moderatamente a spiccatamente positivo.

Tutto questo si conferma valido a prescindere da cosa si fa dal punto di vista manuale. In altre parole la tecnica di massaggio non è l’unica cosa importante e sulla quale fare affidamento.

In principio si esplorano vari tipi di movimento degli arti e di attivazione e lubrificazione delle articolazioni che vengono eseguite però in un modo particolarmente lento. La lentezza dei movimenti è necessaria per conseguire alcuni obiettivi. In primo luogo, quando si muove lentamente un arto seguendo l’escursione naturale delle singole articolazioni, è possibile percepire anche le più piccole tensioni reattive, spesso inconsce e a volte legate a memorie fisicamente più o meno traumatiche. La percezione di blocchi, tensioni o reazioni vengono dalla lentezza dei movimenti evidenziate maggiormente e riscontrabili sia da chi opera che da chi riceve.

Uno degli elementi portanti  è di rendere edotto chi riceve a proposito di ciò che gli accade. Si tratta di portare consapevolezza e partecipazione in una sorta di esplorazione congiunta e condivisa.

Durante un trattamento può accadere di parlare, consultarsi sulle reciproche sensazioni, commentare sensazioni, memorie ed emozioni rendendo tutto il processo il più partecipativo possibile.

A chi ha avuto esperienza di tanti tipi di massaggio e che, a sua volta, li fa ad altri, capita di mescolare varie tecniche che provengono da retaggi differenti. E’ come avere un piccolo ristorante con un menù con varie pietanze da servire a seconda del gusto o del bisogno.

Capita di avere dei punti particolarmente dolenti al tatto. In inglese vengo chiamati trigger points. Questi punti sono ben noti ai fisioterapisti e agli operatori shiatzu per citarne solo alcuni. Ce ne sono di specifici relativi a funzioni o patologie fisiche e altri invece persino “mobili” che possono essere scoperti sia lungo i muscoli che lungo le ossa. Sono dolorosi al tatto e la loro temperatura “energetica” (che non è deducibile con il termometro, ma è una sensazione tattile… una percezione) può variare da calda/acuta a fredda/cronica. Questa percezione non è relativa solo ai trigger points.

E’ bene che l’approccio sia graduale, non invasivo, rispettoso della soglia di dolore e usi metodiche di dissipazione basate anche sul concetto di drenaggio dell’energia in eccesso, principio che viene dalla medicina cinese ed ha le sue valide applicazioni in alcune situazioni.

Ci sono anche degli elementi più esoterici, se vogliamo, che non è facile spiegare a parole. Riguardano concetti come l’intento e l’energia. Non mancano in letteratura vari riferimenti a postulati tipo “l’energia segue le intenzioni”; “l’energia, nel suo stato di salute, è caratterizzata dal movimento”; “c’è una sola energia, che possiamo definire ‘vitale’”., ecc.

Credo, per concludere, che se investiamo in gentilezza, rispetto ed amore, toccando, rilassando, aiutando la consapevolezza di sé a rifiorire abbiamo già fatto tanto e, penso, nulla di più ci venga richiesto.

La vita è un’esperienza affascinante e abitare in un corpo fisico ce la fa vivere intensamente. Quando questo concetto diventa realtà vissuta ed osservata, un sentimento di gratitudine affiora e ci riscalda.

per informazioni contatta Lorenzo Saba al 338 77 32 821

mail    gafralo@gmail.com

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