Lo Specchio

Ci sono cose difficili da cogliere e sottili nella loro manifestazione per cui è anche difficile accorgersi di quanto ci influenzino. È anche difficile parlarne ma arriva un momento che siamo costretti ad ammettere con noi stessi che dobbiamo senza altri indugi liberarci da ciò che in noi percepiamo falso e illusorio.

La difficoltà consiste nel fatto che questi aspetti di cui ci vogliamo liberare esercitano un’attrazione fortissima, sono seduttivi e, a loro modo, nutrienti.

Ma cosa nutrono? Alimentano l’ego, ossia il culto della propria personalità. Sono originati dalla mente e da un certo senso di separazione e competizione che necessita dell’altro per farci sentire “più”. È così che le persone intorno a noi diventano delle comparse nel nostro film di superiorità nel quale indulgiamo per via di quella vocina interiore che ci spinge a credere in mondi separati a compartimenti stagni e noi siamo ben consapevoli di quali settori siamo “padroni” e autorità, più o meno motivati da prove che ci confermano nel nostro ruolo dominante. E allora in cosa dominiamo, se veramente di dominio si può parlare? Penso che sia in alcune qualità della mente egoica che ci può far credere di essere superiori e a nostro modo ben difesi e schermati verso una verità che, nel tempo, ci mette di fronte al fatto che ci stiamo illudendo e che non possiamo ancora per molto indulgere nel coltivare il culto di sé.

Ci sono ego che si manifestano, alle persone più sensibili e percettive, in modi differenti ma che hanno una qualità comune che è quella di essere percepiti come una persona piena di sé. In questa categoria possiamo mettere chiunque eserciti un certo uso degli altri per il proprio tornaconto personale. Questo tornaconto, a sua volta, può essere economico e/o energetico. Ma cosa si intende per energetico? È una parola abbastanza vaga se non la si contestualizza. Occorre fare degli esempi.

In prima persona ho fatto esperienza di un ego tanto sottile quanto falso: ho coltivato in me la capacità e il desiderio di aiutare gli altri a capire e superare le sofferenze della vita, sopratutto quelle che vengono dalle emozioni e dalle incomprensioni. In questo non c’è nulla di male ovviamente, ma la mia intenzione era quella di andare in cerca di chi soffrisse per potermi sentire un “maestro”. Pur essendone consapevole ho proseguito lungo questa china per molti anni e qui sorge una domanda: se ne ero consapevole perché continuavo a farlo? Perché nutriva il mio ego e questo nutrimento era diventato una droga alla quale mi ero assuefatto e di cui ero dipendente. Mi faceva sentire intelligente e consapevole ma, nella mia presunta superiorità, andavo insieme aiutando e ferendo chi con me aveva a che fare. È molto sottile riconoscere che ogni volta che ti dimostri “di più” in qualcosa fai sentire gli altri “di meno” nella stessa cosa.

Ho poi incontrato persone che mi hanno fatto da specchio, ossia nei loro atteggiamenti ho riconosciuto quello che anche a me apparteneva.

Molti di noi vivono di sogni e hanno poco o niente contatto con la realtà. Fintanto che si tratta di ritirarsi in se stessi e non avere una vita di relazione è un conto, ma quando invece si è in relazione con qualcuno di importante per noi, qualcuno aperto e sensibile con dei bisogni emotivi, vuoi di affetto o riconoscimento, vuoi di condivisione e apertura, ecco che il nostro indulgere nei sogni e in una visione della realtà nella quale solo noi veramente contiamo e gli altri sono solo dei pupazzi da manipolare, prima o poi il nodo viene al pettine e ci ritroviamo da soli.

In questi casi, se l’identificazione con l’ego e la personalità è molto forte, per continuare a indulgere in questo occorre che ci forniamo di valide giustificazioni intellettuali quando veniamo criticati per il nostro egocentrismo e in genere si tratta di scuse atte sempre a convincerci che siamo dalla parte giusta e che gli altri sono in difetto. Ma non ci accontentiamo solo di questo. Se abbiamo una mente molto potente cercheremo di manipolare gli altri nello sforzo di raggiungere il nostro tornaconto. Useremo la logica e la dialettica, se in questo siamo abili. Cercheremo di portare il disagio emotivo di chi ci sta vicino verso considerazioni più “fredde” e analitiche. Questo causa una grande sofferenza in chi della mente è meno schiavo, infatti a parole è difficile sostenere le proprie ragioni con chi sa intortarti come e quando vuole. È anche molto difficile cercare di condividere e comunicare con chi nelle emozioni non vuole entrare.

Sappiamo bene che la mente è molto razionale e filosofica, ma le emozioni e il sentore che ci sia qualcosa di molto più vero e che va al di là delle capacità della mente hanno un connotato irrazionale che la mente non è in grado ci capire. Se siamo persone in contatto con il sentire è anche probabile che non possediamo abbastanza sicurezza in noi da sentirci nel giusto e da scegliere per il meglio. Siamo anche inclini ad amare senza condizioni se non quella di condividere questo amore, ma come si può conciliare tutto questo quando ami chi dell’amore non sa nulla perché lo nutre solo per se stesso? Ed è ancora peggio quando queste persone egoiche amano la propria mente, amano la logica, la capacità seduttiva delle parole e cercano in ogni momento di portarti sul loro territorio per cui ti senti ammaliato e ipnotizzato quando cadi nella loro trappola. Ogni tentativo che fai di far capire che c’è altro di ben più grande e gratificante, ma che comporta la ricerca della verità e la capacità di condividere anche le emozioni, ecco che i “personalisti” si chiudono in se stessi e il dialogo si interrompe.

Se amo molto una persona e su questo amore ho investito in termini di aspettative… se, pur sapendo, ho voluto credere in un possibile cambiamento e questo non si è presentato…

…cosa provo quando mi rendo alla fine conto che nessun cambiamento è possibile senza la volontà di farlo, che nasce anche dalla consapevolezza di essere in errore? Quello che provo è una sensazione di lutto. Qualcosa sembra morire dentro di me e potrei dire che quello che muore è l’amore verso quella persona ma poi non è così. Quello che muore è un sogno.

E qui andiamo ad assaporare qualcosa di molto triste. Percepiamo una tristezza infinita, buia e cupa, solitaria, chiusa in sé. Ma si tratta pur sempre di un processo di crescita e maturazione anche quando ci sentiamo senza speranza. Possiamo sperimentare anche un certo caos interiore per cui in un momento passiamo dalla tristezza all’euforia e ritorno, senza capire come questo accada e senza riuscire a ricavarne un senso logico, perché di questo si tratta: è un processo che alla logica non si sottomette. E in questi frangenti non possiamo avere una visione chiara, non ancora. È vero tutto e il contrario di tutto e vani sono i tentativi di frenare o di accelerare quanto ci accade dentro. Ma si tratta pur sempre di un processo e che solo quando questo finisce e si completa realizziamo attraverso cosa siamo passati e come ne siamo usciti: più maturi.

Ma certamente ci sono momenti di un’intensità bestiale, di un tuffo nel vuoto e senza paracadute nelle emozioni e nelle sensazioni ed è proprio lì che percepisci come la mente non sia lo strumento giusto per affrontare tutto questo. Per quanto ti senta perso resta vigile in quello che accade, lasciati andare senza far casino intorno, aspetta che passi ma presta attenzione a quello che provi: ci sono lezioni da imparare che arrivano inaspettate e, alla fine, ti portano verso quello che veramente vuoi. E smetti anche di chiederti cosa vuoi: lascia che ti si presenti da sé e porta fiducia. Se già altre volte hai vissuto tutto questo avrai anche appreso che bisogna saper aspettare che le cose prendano un nuovo equilibrio e questo non può accadere senza che prima non ci sia una qualche forma di distruzione di ciò che è falso e illusorio.

Potrai sentire il bisogno di aiuto in momenti di grande disperazione e conforto, ma chi ti sta intorno potrebbe non essere “attrezzato” a darti una mano. Infatti, quello che accade è che ti trovi in un momento dove la consapevolezza sta emergendo prepotentemente al di là della personalità e le emozioni possono, e sono, fortemente intense per cui scegli bene a chi chiedere una mano altrimenti li mandi nel pallone.

Ma, per quanto forte sia la disperazione e la tristezza, la natura ti salva. Rifugiati nella natura e guardati attorno, osserva il cielo, apri gli occhi a prendere più luce e resisti alla tentazione autolesionista di sentirti una cacchetta. Reagisci quando i pensieri diventano morbosi, lotta per il tuo bene e mantieni la dignità e il rispetto di te stesso.

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