La vita multidimensionale

C’è una specie di attrazione che i problemi esercitano su di noi. Sembra che la vita sarebbe noiosa senza di loro. Quando si parla di rinuncia spesso associamo un senso di sacrificio. Questo mi fa pensare che spesso veniamo traviati da presupposti errati, da convinzioni radicate e, nello stesso tempo, vecchie, sbagliate. Ci caliamo nei problemi cercando comprensione e soluzione. Subiamo continui rimbalzi frustranti tra buoni propositi e fallimenti.

Occorre, ad un certo punto, andare oltre questi conflitti problematici senza per questo nutrire un ulteriore senso di paura di affrontare, paura di conoscere. Per farlo ogni strumento può essere utile, senza per questo dimenticare o trascurare il fatto che quello di cui abbiamo bisogno è di sentirci ascoltati e capiti, di condividere senza influenzarci negativamente a vicenda.

Quando parlo con qualcuno e affrontiamo un problema, una tematica, quello che viene maggiormente apprezzato è la capacità di toccare in profondità un argomento usando parole semplici, esempi di immediata comprensione e la sensazione di riconoscersi in ciò che viene detto.

Queste esperienze mi hanno fatto capire di cosa c’è veramente bisogno. Quando diciamo una cosa che tocca una corda profonda, per chi ascolta non si tratta spesso di apprendere qualcosa di nuovo, anzi. E’ come se tu che parli abbia finalmente messo in parole chiare una sensazione, un’emozione, che l’altro riconosce vera.

Alcuni di noi maggiormente sono visuali, visionari. Altri sono prevalentemente cinestetici, sensoriali, fisici. Altri ancora sono più uditivi o olfattivi. Quando una persona prova finalmente un senso di chiarezza, una comprensione profonda, si può avere la visione di luminosità in quella persona, come se avesse rimosso una tenda scura che impediva alla propria luce interiore di irradiarsi. Questo irradiamento si percepisce sia verso l’esterno che verso l’interno. E’ una presa di coscienza della propria luce, della propria intima e vera essenza. Quindi, con un pizzico di auto convinzione, affermerei che noi portiamo luce e riceviamo luce. Lo scambio va a volte nutrito, sostenuto, perché questa luminosità di cui parlo diventi sempre più parte della nostra essenza e della vita in genere. Credo fermamente che il modello, la presenza, sia non solo un valore aggiunto, ma costituisca l’elemento fondamentale di una profonda comunicazione tra noi e il mondo animistico che ci circonda.

La vita è ovunque e, dove c’è vita, c’è dio. Abbiamo molto lottato contro credenze e ipocrisia delle gerarchie religiose. Questo ci ha fatto allontanare da una concezione di dio così come ci è stata proposta. Questo allontanamento è stato un rifiuto di tutte le credenze che ci facevano sentire disgustati dalla menzogna insita in loro. Ora è, forse per molti, venuto il momento di riconsiderare l’aspetto religioso della vita sotto un’ottica più consapevole. La mia personale percezione è di natura panteistica, dove quindi vedo dio ovunque e tutto è una manifestazione della quale faccio parte e nella quale sono immerso. Tutto mi sembra vivo. Questa energia vitale è di carattere universale.

Se questo conseguimento fosse stato di natura teorica, niente sarebbe cambiato nella mia vita. Avrei sì capito delle cose ma sarei rimasto schiavo di una convinzione di separazione, di pessimistica solitudine. Mi sarei espresso poi in termini di razzismo, di fanatismo dogmatico, di giudizio estremo delle persone e dei fatti.

Passare dalla teoria alla verità non avviene attraverso spiegazioni di carattere intellettuale. Voglio dire che abbiamo spesso bisogno di informazioni e di stimoli, ma questi sono volti verso il ricontattare se stessi. Intendo che è meglio fare che spiegare e questo lo si capisce quando vedi che le spiegazioni che dai vengono usate per elaborare nuove teorie, nuovi dogmi e dottrine. Tutto questo non è produttivo, occorre promuovere l’accensione – per così dire – della luce interiore di ognuno di noi. Quando parlo di questo spesso sento che vado ad urtare contro il muro dello scetticismo, del rifiuto doloroso di una realtà migliore e più vera. Coloro che operano questi rifiuti sono persone ferite dalle false promesse e dalle illusioni delle varie religioni e dei faciloni della new age. Io stesso provo un certo disgusto a riguardo.

Ciò non toglie che occorra a volte essere aperti verso qualsiasi argomento di discussione, ivi comprese considerazioni varie su fatti, persone, credenze ecc., tutto questo al fine di entrare in contatto, di stabilire una connessione libera, senza vincoli e nel più vero rispetto del percorso altrui. Quando finalmente si vanno a toccare le emozioni la cosa si fa un pelo più interessante. Quando infine si riesce a guardare le cose con consapevolezza il gioco è fatto. Una volta innescato il processo dell’auto conoscenza questo avviene volente o nolente. Tuttavia a volte bisogna portare pazienza perché le cose maturino. Ci sono aspetti infiniti e innumerevoli strati di cipolla finché vediamo le cose sotto quest’ottica. Ma c’è un’alternativa che mi sembra più valida ed è quella di ricontattare se stessi sempre più spesso, sempre più stabilmente. Allora, ciò che ci sembrava una grande cipolla, diventa invece una sorta di nebbia che si dissolve al calore e al vento.

Per lo più inesistente.

Penso anche che sia finito il tempo dei preti, dei guru, delle religioni e delle chiese. Ognuno diventa maestro e discepolo allo stesso tempo di tutto e di tutti, condividendo la propria umanità senza fregiarsi di titoli, di abiti speciali e altri orpelli inutili. Abbiamo un bagaglio di talenti che man mano si manifestano e non sempre sono eclatanti e miracolosi. I talenti che apprezzo di più negli altri sono ovviamente quelli che mi piacerebbe acquisire. Posso fare un elenco sintetico di queste qualità che comprendono la semplicità, la leggerezza, una certa eleganza intima dell’essere, il coraggio, l’empatia, la spontaneità, la capacità di vedere il bello.

Altre qualità invece mi sono ostiche: l’ambizione è una di queste. La voglia di prevalere e essere idolatrati, il cinismo, l’egoismo, l’arroganza e la presunzione. L’ottusità rigida e il dogmatismo.

Ma bisogna che guardiamo oltre a questi fenomeni di cui, in qualche misura, siamo a nostro tempo stati persino fautori e convinti assertori. Tiriamo un bel respiro e torniamo al centro di noi stessi. Per farlo possiamo usare anche delle tecniche che abbiamo appreso, tipo un certo modo di respirare, la meditazione, il movimento fisico ecc.. Non che le tecniche siano inutili, anzi a volte quando ci sentiamo persi dobbiamo tornare ai fondamentali, come in qualsiasi sport.

Ritornare al semplice e a ciò che è funzionale ai nostri scopi necessita di una piccola forma di umiltà molto positiva. Anche quando tocchiamo vette di consapevolezza bisogna considerare che l’ego, la nostra personalità, se ne appropria e cerca di replicarla. Ora, la mia esperienza e la mia percezione mi dicono che ogni singola esperienza, per quanto bella, non è duplicabile. Lo stesso anelito di perfezione, di raggiungimento intimo ed esteriore di qualcosa di definitivo, ci porta ad una vita fatta di pace e movimento, di radici solide e cambiamenti periferici, di consolidata consapevolezza e nuovi apprendimenti, di interesse e scoperta, di gioco e piacere. E c’è piacere anche nel provare di tanto in tanto un po’ di tristezza, se non nostra almeno quella di riflesso degli altri.

Nella visione di insieme il concetto di separazione diventa di volta in volta illusione e realtà. Vediamo così che la vita è una sorta di caleidoscopio ricco di manifestazioni a volta in apparente contrasto tra loro, a volte in evidente e inconfutabile conflitto, altre volte in armonia ed equilibrio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com