La verità vive tra le pieghe del momento

Ci capita, a volte, parlando con qualcuno, che la verità abbia un sapore diverso, la nostra rispetto a quella dell’interlocutore. Spesso cerchiamo di ‘far ragionare’, di stimolare a vedere nuovi aspetti oppure ci chiudiamo, non vogliamo ascoltare. Non ci pare vero quello che ci viene detto. Reagiamo a prospettive nuove ma che ci sembrano più difficili, strane, forse troppo semplici o invece astruse. Ci irritano i consigli alla moda, i buonismi futuristici, le proposte complicate, affaristiche.

Si sente gente, in giro, che ha una soluzione per tutto ma, guardando a come si muovono capisci che non applicano, o che non funziona ma insistono. Gente che crede nelle soluzioni violente, persone che subiscono come se vincessero un premio per l’abnegazione e il sacrificio. Ci sono quelli che si sentono santi, abbracciano religioni, si adornano di amuleti, diventano feticisti. Ci sono i pacifisti violenti, gli animalisti che picchiano i figli, ambientalisti che fumano, igienisti che pensano male di tutti. E poi quelli sicuri di sapere, che ignorano la propria insicurezza. I meditatori col sorrisetto di superiorità, quelli che il maestro mio è meglio del maestro tuo.

Ci sono anche quelli che soffrono, per davvero. E quelli che soffrono… per convenienza. Quelli che salvano, per salvarsi. Quelli che aiutano ma solo a parole. E ci sono anche quelli che eleggono l’orgoglio a massima espressione della dignità personale. Che confusione!

Eppoi ci sono quelli che non sanno ma capiscono, la mente non gli funziona tanto bene ma sentono. Se li porti su un ragionamento difficile si perdono ma sanno dirti come stai messo dentro. Non disprezzano la cultura ma non si ricordano le date e i nomi. Del passato non portano grossi pesi come ricordo e del futuro hanno un vago sentore, ma nel presente si mantengono saldi. Se gli parli ti ascoltano e quando ti parlano….ti sentono. Fanno una cosa per volta e, per pensare, si fermano. Da loro impari tanto, se vuoi, ma non insegnano nulla. Se sanno ti spiegano o ti fanno vedere ma non salgono in cattedra. Passano inosservati per lo più, con pochi pensieri. Alcuni sono veri, gli altri sinceri.

Quando mi capita di parlare con qualcuno di un suo problema e di come si sente a proposito, a volte intuisco che l’aiuto possibile si limita a quello che può essere accettato sul momento. Anche se può sembrare facile dire che per saltare dal punto A al punto B serve un solo passo, spesso bisogna capire che alcuni hanno la testa girata da un’altra parte e, per muoversi verso il punto B vogliono prima passare da A1, A2, A3… piccoli passi. Passi da bambino.

L’importante è mettersi in moto, poi verrà il momento di decidere di smettere di tergiversare, come spesso facciamo, e girare la testa verso il punto finale. E’ una metafora, se vogliamo. Ma, in certi contesti, quello che io so vero, non solo per me stesso ma vero a livello universale, l’altro può non riconoscerlo, non accettarlo. Il punto qui è che ogni suggerimento per essere accolto deve esser sentito come vero da chi ascolta. Questo ci porta anche a riflettere su cosa è vero e cosa non lo è. Non vorrei che qui ci perdiamo in un mare di teorie, quindi voglio essere semplice a proposito.

Innanzitutto di cosa stiamo parlando? La verità a proposito di che?

Qual è la verità che possiamo entrambi riconoscere vera?

L’arroganza è una brutta bestia. Quella fisica è violenta “è così e basta!”. Quella intellettuale è disgustosa. Si manifesta sotto la forma di processi logici inconfutabili se non si mettono in discussione i presupposti. È fredda, ricca di argomentazioni pseudo lucide, farcita di citazioni, filosofica, semantica (parte della logica diretta a determinare i limiti di un linguaggio corretto e rigoroso mediante l’analisi dei ‘simboli’ linguistici d’uso comune; in senso più ristretto, lo studio delle relazioni fra espressioni linguistiche e il mondo cui si riferiscono o che dovrebbero descrivere). Bla bla bla

Quella spirituale è velenosa. Cita i testi ‘sacri’, delega tutto a messaggi ‘divini’. Si arrocca sui dogmi e ogni sfida al dogma viene vista come un’attività del demonio, tesa a far vacillare la tua fede.

C’è l’arroganza che si nasconde dietro ai “io penso che, credo che, forse… secondo me..”. Ma il sapore è lo stesso. Manca di umanità, di apertura e di ascolto vero. Non sono le parole che contano, voglio essere chiaro a proposito. Quella che conta è la verità condivisibile, quella che va al nucleo di ciò che sentiamo dentro. Si confronta sulle sensazioni, propone visioni e le assoggetta alla critica, cerca le soluzioni aperta al sentire. Si aggiorna, se necessario. Spesso si conferma ma non si vanta.

La verità è un’esperienza e ne possiamo parlare per arrivare a capire cosa vuol dire. La verità si manifesta, non rimane nascosta. Possiamo non vederla, arrivare a negarla, non prenderla assolutamente in considerazione eppure continua ad esistere.

Questo pianeta è un complesso sistema ecologico sicuramente vivente. Proviamo a sentirlo. C’è vita intorno a noi. Non è il sole che tramonta ma la terra che gira. Prova a guardare un tramonto e, invece di pensare al sole che cala, guarda la terra che gira e ti ruota incontro. Strana sensazione, ferma la mente, sembra un’assoluta novità. L’abbiamo sempre saputo, intellettualmente, l’abbiamo studiato a scuola, ma abbiamo sempre pensato che era il sole che calava. Percepire, almeno visivamente, che la terra ruota è una sensazione molto particolare. Invito a provare. Non è intellettuale perché lo puoi vedere con gli occhi, non occorre che ci pensi, lo vedi. Questa è una verità che è sempre stata di fronte a noi e non c’abbiamo mai fatto caso.

Vai in un supermercato pieno di gente, luci, suoni e odori. Poi vai in montagna: non c’è gente, niente luci artificiali, niente suoni prodotti dall’uomo, niente odori che non siano naturali. Quello che senti in entrambi i casi sono delle verità percettive. Se vuoi puoi specularci sopra e ricavarne anche dei ‘profondi’ pensieri ma la verità pura sono le sensazioni. Entra in una casa ospite di una famiglia serena e poi vai in un reparto di oncologia a vedere chi fa la chemio, magari qualcuno vomita. Senza pensarci hai sensazioni diverse. Non si tratta di definire il positivo e il negativo. Si tratta di sentire. L’aspetto pratico del sentire è ciò che cambia o non cambia dentro di te. L’effetto che ne ricavi, la comprensione non il giudizio.

Noi pensiamo di essere vivi perché siamo in grado di espletare delle funzioni corporali e perché pensiamo. Alcuni si rendono conto di essere vivi perché soffrono. Certi non riescono a sentire il proprio corpo a meno che non sbattano un mignolo del piede contro lo spigolo di un mobile. Generalmente il comune vivere è quello dei pensieri, delle fantasie e delle paure, non del sentire. Ci parliamo e pensiamo di essere ma non ci percepiamo.

I cinici vogliono sapere che roba è tutto questo parlare di percezione.

Pensa di andare a scuola di equitazione. Lì c’è il cavallo, sopra c’è una sella, alla sella sono attaccate due cose che si chiamano staffe e sul muso c’è un finimento che, per quello che ti interessa, finisce in una cosa da tenere nelle mani che si chiama redine. Sali su e scopri subito che il cavallo non parla. Sei sopra a qualcosa di vivo, che fai? Pensi o senti? Ti assicuro che il cavallo lo “senti” sotto. Poi incomincia a muoversi e lo senti meglio. Vai avanti con le lezioni e diventi esperto. A quel punto senti tante più cose. Il cavallo può essere teso e sciolto. Può aver intenzione di….. o di…. I ragionamenti vengono dopo, prima viene il sentire non ci sono santi.

Per analogia, vogliamo parlare di sesso? Mi vien da ridere solo a pensarci…. al luogo comune che vuole un partner cavaliere e l’altro cavallo! Bestie da monta! Dai… non è possibile. Qui la situazione cambia, ma non il sentire. Puoi farti delle pugnette mentali mentre fai l’amore, oppure ci si può sentire reciprocamente. Sensazione più ricca sotto tutti i punti di vista.

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