Extracomunitario

Mi sono visto in un mondo diverso. Sotto un sole più caldo. Avevo famiglia, una specie di lavoro: sbarcavo il lunario come potevo. Momenti di felicità oscurati da preoccupazione per il futuro. Avevo dei figli che non riuscivo a nutrire. Avevo una vita, ma così faticosa, così insicura spesso intristita da assenza di prospettiva. Amavo la mia terra e non avrei voluto lasciarla.

Ma la speranza si faceva sempre più sottile fino a che non ho avuto altra scelta di quella di partire. Non pensare che sia stato facile o che fosse semplice racimolare i soldi per il viaggio. Ma noi siamo un popolo rassegnato, conviviamo con sofferenze che tu non conosci. Non avevo niente da portare con me, solo le mie credenze e tanta paura. Tu a chi ti rivolgi quando non ti è rimasto più nulla? Si, ti indebiti, vendi un rene, lasci i figli in ostaggio, ma a chi ti rivolgi quando questo non basta?

Preghi, preghi tantissimo. C’è chi ti scoraggia, chi ti illude, chi ti vende illusioni, chi ti consiglia e molti lo fanno in modo interessato e tu sei confuso. Ma restare è difficile.

Poi viene la guerra, la miseria, la violenza e sei disperato. Non ti sei mai allontanato dal tuo villaggio, non hai mai visto il mare …e quanta acqua che c’è, non si vede la fine e non sai nuotare. Sei spaesato, ammassato tra tanti che come te non sanno spiegare, non riescono a capire. Hai paura.

Paura di sbagliare e paura di morire, paura di fallire. Ma non ti rimane altro da fare che non salire su quella barca, con quelle persone e con quegli uomini dallo sguardo astuto, calcolatore..e devi pagare. Allora ti ricordi di come hai trovato i soldi e ti pervade un senso che tutto è sbagliato, ma speri, con tutto il cuore, di arrivare di là.

È una strada senza ritorno la tua, in quel momento. Fa freddo, hai fame, devi cacare, devi vomitare. C’è una gran puzza, c’è chi sta male. E poi arriva quel guasto al motore, quella falla nello scafo, soli in mezzo al mare, gente che urla ordini, gente ammutolita dallo spavento.

I tuoi sogni, le tue speranze sono finite quel giorno. In quell’acqua fredda che ha spento la tua vita.

E tu continui a non capire. Non vuoi sapere. Non vuoi vedere. Ma non ti rimprovero, non ti conosco, posso solo immaginare la tua vita, più facile, più comoda, più sicura della mia.

Ma ormai io non ci sono quasi più. Ora ti saluto e ti auguro ogni bene. Non pensare a me, non serve. Pensa a quanto sarebbe bello un mondo migliore e adoperati per realizzarlo. Solo questo ti chiedo, non per me ormai, ma per i nostri figli.

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