Entusiasmo consapevole

Nella mia vita ci sono stati entusiasmi molto coinvolgenti e frustrazioni apparentemente devastanti. Nei miei entusiasmi c’erano delle attese, delle aspettative e delle convinzioni, prima tra tutte quelle di aver trovato qualcosa di definitivo. L’ho visto accadere nelle relazioni, nelle attività sportive, nelle frequentazioni e, per ultimo, nelle ideologie.

All’inizio l’entusiasmo era un’idea bellissima. Aveva un sapore frizzante, molto piacevole, c’era un energia forte, mi sentivo coinvolto e non pensavo ad altro. Mi sono anche sentito, a tratti, appagato, felice. L’entusiasmo mi assorbiva completamente e si sostituiva alla noia, al non sapere cosa fare.

L’etimologia della parola ‘entusiasmo’ è questa: viene dal greco enthusiasmos e dal verbo enthusiazo (= io sono ispirato), composto di en- e theos (= che ha dio dentro di sé). Significato: esaltazione dell’anima, dedizione completa.

L’entusiasmo ha quindi un sapore buono. Le sue manifestazioni sono luminose, scintillanti, contagiose tanto per dirne qualcuna. Quindi, se un problema c’è, non risiede in questa energia ma in cosa ne facciamo. C’è un detto: la strada verso l’inferno è costellata da tante buone intenzioni e da un bell’entusiasmo. Ovviamente la parola inferno qui non è usata per descrivere l’inferno cristiano, ma un piccolo inferno personale. Quando ci muoviamo spinti dall’entusiasmo possiamo diventare – è solo una possibilità, non una certezza – ciechi e sordi a quanto ci sta intorno.

Se per un momento lasciamo da parte le manifestazioni dell’entusiasmo e guardiamo invece la sensazione interiore, allora abbiamo veramente qualcosa di divino dentro.

L’entusiasmo, come tutte le altre sensazioni o stati dell’essere va e viene. Anche la frustrazione compare e scompare.

Un entusiasmo fanatico può essere distruttivo come una frustrazione cronica. Quando siamo in equilibrio e proviamo entusiasmo lo assaporiamo interiormente e forse traspare nell’espressione del nostro viso e nella luminosità del nostro essere. Quando siamo in equilibrio non perdiamo l’ascolto, non cerchiamo di influenzare.

Il fatto di assaporare l’entusiasmo interiormente è sottile e molto bello, delicato. La consapevolezza che le sensazioni siano dei momenti ci porta anche a non aggrapparci. Proviamo quello che proviamo, lo custodiamo e lasciamo scorrere.

La frustrazione è la delusione per un risultato non raggiunto che ha il sapore di un inganno subito. Ci da la sensazione che i nostri tentativi siano falliti. Un conto, però, è riscontrare ed accettare che un tentativo sia andato a vuoto, un altro conto è quello di aver investito una grande energia in una aspettativa positiva disattesa e rimanerne delusi e feriti. A chi non viene in mente una qualche relazione? La frustrazione cronica è una serie di fallimenti intorno alla stessa aspettativa. E questo ci porta a cambiare aspettativa: da positiva a negativa. “Voglio che tu mi ami e mi aspetto che tu lo faccia…. ma tanto non sarà così, anche tu mi tradirai, mi lascerai.”

Capita anche di rimproverarsi per il facile entusiasmo. Prendiamo delle sbandate colossali e costruiamo dei castelli in aria sordi e ciechi a chi ci sta di fronte. Capita nelle relazioni, capita nell’aprire un’attività, capita nel pensare di avere avuto un successo permanente e definitivo…e capita spesso alle persone con una forte inclinazione ad entusiasmarsi.

L’entusiasmo mi sembra innato, una naturale componente dei bambini.

Effettivamente è bello vedere l’entusiasmo dei bambini, quella felicità nello scoprire e nel voler condividere. Poi quando crescono, noi adulti – già forti di esperienze negative – li invitiamo alla cautela, alla prudenza, all’attenta valutazione dei fattori in gioco. Ci siamo già scottati.

Alcuni di noi incoraggiano il rischio, l’avventura, il cadere per imparare a rialzarsi e alcuni di noi hanno coscienza di quanto i fallimenti ci rendano forti nell’intento e perseveranti nel raggiungere un obiettivo.

Crescendo e diventando più maturi sia l’entusiasmo che la frustrazione possono essere vissuti in modo più morbido.

Da una parte si può passare un periodo che, per evitare le frustrazioni, ci si nega l’entusiasmo. Evitiamo, quindi, di entusiasmarci per paura di rimanere delusi. Si tratta di una forzatura, di una strozzatura anche. Una rinuncia basata sull’aspettativa del fallimento. Vediamo la coppia entusiasmo-frustrazione come una trappola.

Potremmo coniare un nuovo termine: entusiasmo consapevole, così… tanto per vivere tutto senza sbucciarci troppo le ginocchia.

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