Crisi mistica

Ho avuto una crisi mistica!

Si, è iniziata esattamente nell’83.

Ma cosa è successo nell’83? Niente di che, solo una grossa delusione per un’aspettativa che è fallita miseramente. Senza strumenti, senza comprensioni, senza una guida, mi sono messo a cercare non sapevo che cosa, come e dove. Detta così sembra una situazione confusa, invece era un delirio. Un ottimo punto di partenza, ma questo lo dico ora perché, a quel tempo, la visione di chi ero e di dove mi trovavo e con che cosa avevo a che fare non era così serena e tranquilla.

Come ci si muove quando si cerca qualcosa di cui non si sa parlare, che non si riesce a spiegare?

A tentoni, per tentativi. Per esclusione, anche. Provi e scarti, provi e lasci perdere. È come un brancolare nel buio, un essere travolto dai venti. Sposi credenze, ti associ a dei gruppi. Se da una parte le delusioni si accumulano, dall’altra impari tante cose utili e non solo su te stesso.

Se la spinta si esaurisce, ti fermi. Ma se la spinta non si ferma, vuol dire che forse non hai trovato quello che cercavi. Ed è strano realizzare che dentro di noi sappiamo verso cosa siamo incamminati ma, razionalmente, consciamente, non sappiamo di cosa si tratta. Questo è un punto secondo me importante.

Ma, continuando la mia storia, nel ’90 vengo contattato da una cliente con un nome strano: Shantam. Una ragazza bionda un po’ in carne con una cavallina un tantino zoppetta in quel di Valenza Po. A parte il rapporto professionale, quello che mi intrigava era il nome: Shantam. Pensavo fosse araba… ma bionda.. con gli occhi azzurri…. i conti non tornavano. Non che mi mancasse la faccia di chiedere spiegazioni! Insomma, viene fuori che il nome gliel’aveva dato un maestro indiano. Tale Osho, di cui non avevo mai sentito parlare.

Ci siamo messi insieme e lei mi ha introdotto al mondo orientale della meditazione e della new age in generale. Ne sono rimasto molto affascinato. La nostra relazione è durata pochi mesi poi ognuno è andato per la sua strada. La mia ha preso la via dell’India.

Mi sono venduto una casa che avevo e con quei soldi ho cominciato a fare una caterva di corsi, chi più ne ha più ne metta. Inizialmente ho cercato di acquisire maggiori informazioni, titoli, competenze, ma la crisi permaneva, anzi diventava sottilmente più tosta.

Poi è subentrata la povertà economica, la responsabilità verso la famiglia, le difficoltà di relazione e tutto è scoppiato 17 anni dopo che avevo capito di essere in crisi. La cosa interessante è che ora sono passati altri 17 anni. Non sono un patito della numerologia, ma intravedo una qualche connessione, una certa ciclicità.

Riassumendo: un tot di anni li ho impegnati a cercare di essere un certo tipo di persona, effettuando una ricerca che partiva da motivazioni sane ma perseguiva mezzi e scopi non veramente adatti a me. Un altro tot di anni ci sono voluti per disinstallare il software e i virus mentali. In altre parole: ci sono voluti 17 anni per rimettere insieme i cocci e sentirsi finalmente su una strada migliore, forse su quella giusta.

Mi è rimasto di tutto questo percorso un nome: Devanando, che gli amici abbreviano affettuosamente in Deva. È un nome sanscrito che ha due radici Dev e Anand. Dev significa divino e Anand significa gioia. Quelli di Roma mi chiamano “a Nando!”

Questo lo dico per spiegare come mai c’è quel “Deva” tra parentesi nel mio profilo. Ora mi guadagno da vivere ferrando cavalli, cosa che più o meno ho sempre fatto. Francesco mi da una mano e se non conoscete la sensazione vi dico subito che lavorare con mio figlio e con l’armonia con la quale ci relazioniamo è la cosa più bella che mi poteva capitare. Non siamo ambiziosi, non siamo venali, ci comportiamo in modo corretto senza perder tempo a parlar male degli altri o a tirare l’acqua al nostro mulino. Prendiamo quel che viene e diamo quel che possiamo.

Cosa ne è stato poi di quella crisi mistica, mi chiederai?

Non ne ho più sentito parlare!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.