Chiamala, se vuoi… meditazione

Quando sentiamo o leggiamo di argomenti che potremmo definire mistici o spirituali, che non sembrano avere risvolti pratici nella vita di tutti i giorni, abbiamo una sensazione di cose campate in aria. Cinicamente possiamo credere che quando devi pagare una bolletta, occuparti dei figli, del lavoro ecc. la spiritualità non serva. I problemi sono pratici, possiamo pensare, e la spiritualità è teorica, o alienata dal quotidiano.

C’è chi afferma il contrario.

Ma questa affermazione va spiegata, per quanto possibile.

Potrei chiedere: “come ci si sente quando si è quello che si è, naturali, senza attività mentale, senza compulsioni a fare, dire, pensare, eppure si è presenti con una qualità insieme antica, senza età, che è sempre stata presente e, allo stesso tempo, fresca, giovane, aperta, recettiva?”

Se si entra bene nella domanda ci si rende conto che non c’è risposta. Nel quesito risiede un’indicazione verso lo stato naturale. Puoi sentirlo ed esserlo e ciò non toglie niente alla tua capacità di agire e anche di parlare o avere pensieri. Piuttosto arricchisce il quotidiano. Fornisce un apporto di serenità, allegria, umanità. Anche la serietà diventa bella.

Ci sono momenti solitari dove posso entrare in profondità, conoscermi meglio, e momenti sociali nei quali mi relaziono con gli altri, lavoro, faccio la spesa ecc.

Quando mi fermo e smetto di fare tutto, entro in contatto con qualcosa che possiamo chiamare essenza. È una specie di luce interiore che abbraccia tutto e tutti. Non è solo mia o tua. È un’essenza, è l’origine, uno spazio senza tempo che include però anche la materia, la forma di tutto. La differenza sta nel fatto che l’essenza permane mentre la forma è mutevole. Da una parte sono quello che veramente sono e questo non muta, dall’altra c’è ciò che manifesto e questo è in perenne cambiamento.

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